Informazioni personali

Aree mediche di interesse Medico specialista in Ginecologia e Ostetricia. Le mie aree di interesse sono: • Ginecologia endocrinologica: cicli irregolari, iperprolattinemia, patologie da stress, policistosi ovarica, correlazione con altri problemi endocrini, disturbi del sonno • Infertilità: approccio globale, dalla micronutrizione ai problemi endocrini • Patologia della gravidanza: problemi tiroidei, diabete, ipertensione, ansia e stress, gestione del rischio di parto prematuro • Menopausa • Alimentazione • Psicosomatica • Anti aging: prevenzione delle patologie da invecchiamento • Cronobiologia e alterazione dei ritmi circadiani e mensili • Disturbi alimentari: anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione compulsiva • Disturbo da stress post traumatico (anche dopo il parto) • Fitoterapia (per approfondire leggi il mio curriculum completo)

giovedì 8 ottobre 2020

Senza il sorriso. Che ne sarà di tutti? E dei bambini privati del sorriso?

Da Pixabay

Privati del sorriso. Che ne sarà di tutti noi privati del sorriso? E dei bambini privati del sorriso?

L’uso delle mascherine ritorna a essere obbligatorio e non sta a me metterlo in discussione, ma può essere l’occasione per una riflessione: quali sono le conseguenze a livello psicologico di non vedere il volto degli altri, cosa induce il non vedere gli altri in faccia? E perdere di vista i sorrisi?

Nella specie umana il volto, in particolare la bocca, ci indicano le emozioni di chi ci troviamo di fronte e di conseguenza ci permettono di indovinare le intenzioni e gli atteggiamenti degli altri.

Il volto deve essere visto di fronte (di profilo non funziona). Bisogna vedere bene la bocca, se ha le labbra in su, in un sorriso, o aperte in una sorpresa o in una risata oppure chiuse in una linea di contenimento , o addirittura in giù (disprezzo, disgusto)

Questa capacità di riconoscere il volto umano è innata. A dire la verità siamo addirittura programmati per riconoscere il sorriso (o no). Il neonato a minuto zero è già capace di farlo, è programmato per questo. Come gli anatroccoli sono programmati per seguire mamma papera, il neonato umano riconosce il volto e il sorriso, se presentato alla distanza di circa 30 cm e di fronte (non di profilo) e capisce se sorride se gli è amico-materno o nemico-estraneo.

Vedere il volto intero ci permette di riconoscere le emozioni degli altri e nello stesso tempo le loro intenzioni: positive, favorevoli, tristi, nemiche, sofferenti, contenti o contrarie. Questo ci permette di organizzare le nostre reazioni e di capire gli altri , di condividere empaticamente o reagire ad esse: insomma di essere sociali.

Sembra che il linguaggio delle emozioni sia universale in tutte le culture. È stato infatti dimostrato, mostrando immagini di volti che esprimono diverse emozioni, rabbia disgusto amicizia sorpresa gioia… che esse vengono riconosciute in qualunque cultura con una concordanza straordinaria. Ma bisogna che ci sia il volto.

Privati del sorriso?

Che possiamo fare se la nostra innata reazione di fronte al volto che ci permette di entrare in relazione? Senza il sorriso, diventiamo a tutti estranei e tutti diffidenti. L’altro è mascherato e perciò diffidiamo.

E al volto senza espressione fa eco il distanziamento sociale (cosa diversa dal distanziamento fisico), quali ne saranno le conseguenze?

Da Pixabay




sabato 29 agosto 2020

La medicina delle armonie. Quando il medico deve ascoltare: la storia di Anna

Immagine da Pixabay

Lo sguardo e il tempo. Un altro esempio

Anna non riusciva concepire eppure aveva già avuto un bambino senza particolari problemi. Era rimasta incinta subito, non aveva mai avuto problemi di salute e allora? 

Alla medicina dello sguardo non apparivano anomalie: aveva fatto ecografie e isterosalpingrafie per controllare che le tube fossero aperte, nulla. 

Cosa sarà dunque successo? Agli esami, i valori ormonali apparivano abbastanza nella norma certo, ma mi direte voi un ormone non è descrivibile con un solo punto. Avere un solo valore o anche tre o 4 punti non permette di dire molto. Un ormone oscilla, cambia, cambia  tra giorno e la notte, cambia  secondo le fasi del ciclo, cambia secondo le stagioni dell’anno, e ancora cambia  secondo che cosa abbiamo fatto nel giorno , se siamo stressati oppure no , se riposiamo oppure no…

Quindi un valore non è indicativo della frequenza. Un ormone può avere oscillazione lunghe, da una stagione all’altra e brevissime:   l’oscillazione di un ormone può addirittura essere cosi  rapida da avere variazioni di millisecondi !

Misurare un solo dosaggio è come se uno volesse descrivere una curva usando un solo punto. Come se volessimo descrivere le onde del mare con un solo valore. C’è una fase in cui si alzano e una in cui si abbassano  così gli ormoni: un punto non ci dice se siamo sull’alto o sul basso della curva e come dicevamo, a complicare le cose, bisogno aggiungere che queste oscillazioni (noi le chiamiamo ritmi)  variano non solo  entro la giornata ma anche entro il mese, o anche entro minuti: ci sono oscillazioni lunghe dell’anno e brevissime di secondi che si sovrappongono quindi per sapere bisognerebbe fare centinaia di dosaggi al minuto per ventiquattro ore per un mese e per un anno. Abbastanza impossibile da realizzare! 

Questo non vuol dire che un solo dosaggio non ci indica nulla, per esempio se i valori fossero  estremamente errati ma non è sufficientemente accurato per fare una diagnosi corretta in molti casi più complessi

E allora la storia, il racconto, le parole diventano utili al medico.

Torniamo alla storia di Anna. Anna racconta il suo primo parto come terribile, traumatico; al solo ripensarlo le vien da piangere, non vuole neppure ricordare! La memoria la rimette in agitazione, rivivere quei momenti è per lei come se si ripetessero oggi, risente le stesse sensazioni provate,  riode  le stesse voci.

Dal suo racconto emerge che il parto iniziato bene si era poi arrestato e la dilatazione del collo dell’utero ( che deve aprirsi per far passare la testa fino a 10 cm- si era fermata a 6-7 cm di dilatazione e poi si era bloccata:  aveva preso la paura o forse il dolore era troppo rispetto a quello che si aspettava o forse aveva paura di lasciar andare il suo bambino, chi può dirlo? Fatto sta che la dilatazione si era bloccata.

La sua paura non era stata colta né ascoltata  dal personale medico e i medici  avevano pensato che fosse un problema di forza delle contrazioni avevano quindi aumentato la forza delle contrazioni dell’utero somministrando un farmaco, l’ossitocina, che ne aumenta la forza. Ma Anna,  non coperta dal dolore, aveva sperimentato un aumento ancora più forte del dolore fino un punto in cui non ce la faceva più.

Non ce la faceva più a superare il dolore e a superare la paura. Il blocco della dilatazione che è un riflesso della paura rimaneva e impediva alla testolina di uscire alla fine era lei stessa a supplicare che le facessero un cesareo, che il supplizio finisse E così alla fine è stato fatto. 

Un taglio cesareo, certo tutto bene: il bambino stava bene e lei si è ripresa in fretta ma il suo vissuto, la sua sensazione, è rimasto traumatico.

È precipitata nel senso di incapacità: non era neanche riuscita partorire!

La frustrazione si è sommata alla sensazione di non farcela non era riuscita a sopportare il  dolore non era riuscita a partorire. Così non riusciva a uscire dallo choc.

Erano passati otto anni

In  questi diceva di star bene ma ancora non voleva sentir parlare di parti ne pensare di ritrovarsi di nuovo in quella situazione o anche solo di rientrare in ospedale. Coscientemente desiderava insieme al marito un altro bambino ma visto che il corpo obbedisce sempre alla mente, non riusciva a concepire.

Noi sappiamo che il corpo e la mente  sono attaccati, sono la stessa cosa, il modo in cui si parlano ,si comunicano sono le frequenze temporali: Avere un trauma aver subito un trauma vivere in uno stato di choc, modifica le frequenze per esempio degli ormoni dell’ovulazione .

Sappiamo scientificamente che lo stress altera le frequenze degli ormoni che comandano il ciclo, sappiamo che l’ovulazione avviene solo se dormiamo profondamente rilassati, sappiamo che sopra l’ipofisi (produce FSH e LH) che comanda all’ovaio, c’è un altro centro di controllo nel cervello che comanda alla produzione degli ormoni  della riproduzione e la cui frequenza (minuti ) è determinante perché l’ipofisi produca nell’esatta frequenze gli altri ormoni. 

Quindi nel caso di Anna non c’erano anomalie visibili, non c’erano anomalie rilevabili con le tecniche disponibili. Ma con l’ascolto è stato possibile risolvere il trauma. E ciò le  ha permesso di avere un secondo bambino.


giovedì 18 giugno 2020

Curare con le piante. Fitoterapia: medicina d'avanguardia con radici antichissime

Arnica Montana - Pixabay
La fitoterapia è la più antica "forma" della medicina ma anche una delle più interessanti per il futuro. Le piante ci offrono delle possibilità di nuove terapie nella pratica quotidiana.

La medicina chimica nasce nel secolo scorso con la possibilità di replicare in vitro dei componenti (delle molecole) estratte dalle piante, saltando cosi il processo di estrazione e purificazione dalla pianta, evitando che ci fossero mescolati altri componenti. Evitando il rischio che la pianta di partenza abbia sofferto siccità o inquinamento e selezionando un solo principio attivo e aumentando in modo massiccio la concentrazione della componente (molecola) selezionata.

La stessa cosa vale gli ormoni: un tempo estratti dagli animali, dalle urine delle mucche o delle donne in gravidanza, oggi invece sintetizzati in laboratorio.

Il primo ormone sintetizzato artificialmente in laboratorio ma identico a quello umano fu l’ossitocina. È stata scoperta nel 1906 da Henry Hallet Dale, un neurologo britannico. Hallet Dale vinse il premio Nobel per la medicina nel 1936, ma non per la scoperta dell’ossitocina L’ossitocina è stata poi isolata e sintetizzata per la prima volta nel 1953 da Vincent du Vigneaud. Per questa scoperta ottenne il premio Nobel per la chimica La sintetizzò addirittura in un laboratorio improvvisato in casa!

Oggi, i prodotti del laboratorio garantiscono un livello di purezza molto alto che li rende quasi identici a quelli umani (quelli veramente identici si chiamano oggi ormoni bio-identici, gli altri hanno comunque dei resti di fabbricazione)

Ma torniamo alle piante.

L'aspirina viene dalla corteccia dei salici, è l’acido acetil salicilico, gli antibiotici come la penicillina dalle muffe, il taxolo per combattere il cancro dell’ovaio dalla pianta del tasso, la digossina dalla digitale… e così via

E’ ovvio che sintetizzando in laboratorio si aumenta l’efficacia dei singoli componenti della pianta (l’acido acetil-salicilico raggiunge in una compressa concentrazioni enormi rispetto all’originale estratto di corteccia).

La pianta però è un totus, una sinergia di componenti che a volte può essere utile rispettare.

La pianta in toto spesso offre dei vantaggi rispetto ai singoli componenti, proprio perché ha tanti componenti, una sinergia di azione che permette di allargare lo spettro di uso e al tempo stesso, è anche qualcosa di totalmente diverso rispetto alla medicina chimica.

Ora sono migliaia gli esperimenti scientifici e le ricerche sulle piante Si è partiti alla ricerca di nuovi farmaci proprio indagando e studiando i componenti delle piante.

Le ricerche sulle molecole di cui le piante sono composte viene fatta oggi con i criteri più avanzati degli esprimenti in vitro, con sperimentazioni su animali, con studi su pazienti a doppio cieco ecc. 

Esistono riviste serissime, con comitati di verifica (peer review) e gli articoli vengono pubblicati, letti e discussi. Se guardate su Pubmed si è passati da qualche articolo a migliaia … un mondo in esplosione!

Curare con le piante oggi significa avvalersi di questa fitoterapia scientifica.

Si sa quale componente della pianta agisce, su quale processo cellulare o su quale recettore, su quale batterio o su quale recettore. Gli usi sono confermati da esperimenti scientifici, da trial clinici, gli effetti collaterali misurati.

E’ vero che si rieditano certo anche antichi libri, dal primissimo Mattioli del 1500 a quelli dei medici americani dell’800 che usavano delle loro conoscenze erbalistiche europee e le arricchirono con quelle degli indiani d’America con cui vennero a contatto. Si rileggono le ricette della medicina ayurvedica come quelle di Ippocrate e di Ildegarda di Bingen: spesso nei vecchi testi è difficile sapere di che pianta si parla esattamente perché la classificazione delle piante che permette oggi di parlarci in tutto il mondo e che definisce ogni pianta con nome e cognome, specie  Classe, Ordine, Genere, Specie in l latino è nata con Linneo nel 18° secolo. Linneo era un naturalista nato in Svezia nel 1707 e morto nel 1778

Questa ricerca scientifica di nuove soluzioni, di nuove molecole a partire dalle piante ha portato a scoprire nuovissime soluzione per le malattie di oggi.

Oggi usare la fitoterapia vuol dire conoscere le componenti chimiche delle piante, il loro uso preciso, le patologie su cui sono state dimostrate utili, ecc. 

Ormai insomma le piante sono farmaci a tutti gli effetti; sono sperimentate come i farmaci ufficiali e verificati nel loro spettro di componenti e nelle loro costituenti e i risultati pubblicati su riviste scientifiche.

Questo non vuole dire che la medicina non possa avvalersi di molecole sintetizzate in laboratorio o di ormoni fatti in laboratorio.

Per esempio l’insulina non più estratta dal pancreas dei maiali, ma fatta in laboratorio è sicuramente più sicura e non scatena reazioni di rigetto come quella di un’altra specie e ha permesso di salvare e continua a salvare milioni di vite, quando il pancreas non è più capace di produrla da sé (l’insulina permette alle molecole di glucosio di entrare nelle cellule e senza glucosio moriamo).

Ma dobbiamo ricordare che ci sono tantissime piante che si potrebbero usare prima di diventare insulino-dipendenti cioè quando ancora il pancreas può produrre da solo insulina, ma va aiutato a “sentirla” se cosi si può dire, oppure va modificata la sensibilità dei recettori dei tessuti, allo stimolo dell’insulina cosi che le molecole circolanti di insulina possano bastare e diventano capaci di far funzionare la cellula.

Insomma esistono piante che funzionano come una specie di ripetitori che trasmettono il segnale o come amplificatori che fanno sentire più forte il messaggio, o che permettono di migliorare il recettore ricevente … ecc.  Ma qui insorge la vera difficoltà: se il recettore è intossicato… è un problema di eccesso di zuccheri circolanti nel sangue? Oppure i problemi sono del recettore del pancreas (è molto sensibile alla melatonina, è una carenza di sonno? O è un problema del recettore periferico intossicato dai grassi? O ancora un problema di flora intestinale? O di sensibilità del pancreas? Oppure di carenza di sonno? O di  stress?  

Bisogna fare la diagnosi, bisogna conoscere le diverse soluzioni terapeutiche fitoterapiche e poi…. vanno adattate a quella persona in particolare, perché ognuno è unico e irripetibile e non esistono nel mio modo di lavorare due ricette identiche.

In ogni caso ci sarà una terapia diversa, una pianta diversa da prescrivere!

Insomma usare le piante richiede prima di giungere a una diagnosi molto sofisticata.

Una medicina d’avanguardia davvero attenta alla persona da curare.



venerdì 15 maggio 2020

Chi è il ginecologo psicosomatico? Un medico fuori dagli schemi


Chi è il ginecologo psicosomatico?


E' un medico fuori dagli schemi, che ti lascia parlare e si interessa alla storia della persona, che non ha fretta di fare entrare i sintomi dentro un
a malattia e la persona dentro un’etichetta, che non ha fretta di contenere il lamento e la sofferenza con una rapida prescrizione di un farmaco.

E’ un medico che di ogni sintomo vuole sapere da dove arriva e cosa c'è dietro, oltre, intorno. In un epoca di tecnocrati e di sicurezze già fatte, in realtà sono sempre di più i ginecologi che riconoscono la validità e l'importanza di un approccio globale, psicosomatico, ai disturbi femminili.

Quali sono le nuove teorie della psicosomatica? La psicosomatica ... ma oggi?
Oggi ci sono diverse teorie per spiegare il “salto dallo psichico all’organico”, secondo l’espressione di Freud. Secondo le mie teorie, il modo di concepire e vivere il corpo è il Self, l’Io, “il corpo è il nostro modo di essere al mondo”. Io e il corpo sono la stessa cosa, lo schema corporeo con la sua struttura endocrina e neurovegetativa emotiva e l’essere Io, se stessi, in senso psichico sono la stessa cosa.

Appare allora chiaro perché il sintomo non debba semplicemente essere rimosso, ma debba essere interpretato nel contesto e nel modo giusto.

La malattia è un po' come il segnale luminoso di un disagio: per guarire non basta sopprimere il disturbo con i farmaci.

Per i ginecologi psicosomatici non esistono malattie da etichettare come "psicosomatiche", quasi fossero un'invenzione della paziente: esiste invece un approccio psicosomatico, cioè un atteggiamento, un ascolto, un modo di lavorare che può essere d'aiuto per molte patologie, soprattutto se si tratta di disturbi cronici e ricorrenti.

La medicina armonica come spiega il ‘salto dalla mente al corpo’ come diceva Freud?

La medicina armonica è proprio questa possibilità di spiegazione le emozioni i sentimenti cosi come i segnali di intossicazione della cellula, il metabolismo del fegato o il sistema immunitario o gli ormoni sono connessi perché in una rete di frequenze , sono sistemi ritmici e noi alterando le frequenze alteriamo la salute che si basa su relazioni armoniche: non ci sono malattie fisiche da un lato e psichiche dall’altro, ma solo alterazioni dei frequenze tra loro o rispetto al mondo esterno ecc. che alla fine esiteranno in un danno organico visibile e dimostrabile.

Insomma che si tratti di una infezione da virus o di un pensiero negativo ripetuto, che sia una carenza di calcio o una paura infantile se provocano delle modificazioni della struttura ritmica dell’organismo avremo del conseguenze che saranno diagnosticabili anche con la medicina attuale.

Facciamo un esempio: per es l’ipertensione essenziale sapiamo oggi che è una alterazione del rapporto tra frequenza del sistema nervoso simpatico e parasimpatico, uno comanda la reazione di allerta ed è perciò più attivo di giorno e uno comanda la funzione di crescita e rinnovamento cellulare, di metabolismo energetico ed è dominante di notte. Se la situazione di ipertensione (squilibrio di frequenze) permane avremo complicanze vascolari, cardiache, ictus ecc. ma questo è conseguenza dell' alterazione dei ritmi, e perché attiviamo la frequenza del simpatico in modo errato?

Per esempio russando di notte (le apnee notturne sono come degli stress per il corpo e se si producono in anti-fase cioè quando il sistema simpatico dovrebbe esser a riposo, sono dannosi) o perché viviamo sotto stress continuo (dalle liti sul lavoro a quelle con la moglie o il marito) o semplicemente perché viviamo sempre sotto sforzo…

Il risultato sarà che il corpo non è più capace di ritrovare da solo il suo sistema di equilibrata oscillazione simpatico parasimpatico, il loro ritmo circadiano, uno di giorno e uno di notte,  e col tempo compare la conseguenza sul piano delle arterie o delle ossa (siamo un tutto unico).

Se curassimo allo stadio di alterazione dei ritmi potremmo evitare le conseguenze dei danni d’organo

Qual’è il ruolo che riveste la visione del mondo di una persona all’interno della malattia e del processo di guarigione?

Attualmente la scienza dimostra che, ad esempio, se siamo felici il sistema immunitario risponde meglio, oppure un altro esempio, se non vediamo lo scopo della nostra vita diventiamo tristi. E al depressione lo dimostrano migliaia di pubblicazione, altera i ritmi e aumenta il rischio di cancro, di osteoporosi, di angina ,…

Quello che mi è sempre più chiaro, andando avanti nelle mie ricerche, è che le emozioni sono fisiche, le sentiamo nel corpo e sono trasmesse dagli ormoni, dai neuromediatori e dal sistema nervoso neurovegetativo.

Ma quale sarà l’emozione che vivremo dipende da una serie di fattori, che comprendono non solo il contesto, i programmi biologici innati, ed i condizionamenti anche a partire dalla vita intrauterina, ma anche da come noi leggiamo la realtà.

E come leggiamo la realtà dipende, oltre che dai fattori che abbiamo elencato prima, dal senso che diamo alla nostra vita ed al nostro destino.

Il senso non è mai scontato ed è sempre da rielaborare nel contatto con la realtà.

lunedì 27 aprile 2020

Covid-19: le cellule del naso punto d'origine dell'infezione. Ecco perché la mascherina va usata bene

Foto da Pixabay
I tessuti del naso avrebbero un ruolo molto importante nell'inizio dell'infezione da Covid-19 (coronavirus), nella sua trasmissione e scomparsa: sarebbero il punto di origine dell'infezione e una possibile fonte di contagio nell'organismo e tra le persone.

Lo indica uno studio pubblicato sulla rivista Nature Medicine dal Wellcome Sanger Institute di Cambridge, guidato da Waradon Sungnak.

Precedenti studi avevano già mostrato che i tamponi nasali, fatti sia ai pazienti sintomatici che asintomatici con Covid-19, avevano una concentrazione del virus maggiore di quelli fatti in gola. Ciò indica il passaggio nel naso come porta d'ingresso per l'inizio dell'infezione e la sua trasmissione.

Le molecole Ace2 e TMPRSS2 (che si trova nel tessuto dei polmoni) sono quelle che aprono la strada al virus SarsCov2 nella cellula umana.

Per capire quali sono i geni coinvolti nel codificare queste due molecole, i ricercatori hanno esaminato vari campioni di diverse parti di tessuti del sistema respiratorio, della retina, muscolo-scheletrici, della prostata, cervello e pelle, prelevati da donatori sani.

L'analisi ha confermato il coinvolgimento del recettore Ace2 in più tessuti e ha rilevato una forte presenza di Ace2 e TMPRSS2 nelle cellule nasali che producono il muco.

Ciò suggerisce, conclude lo studio, che queste cellule nasali sono il punto di origine dell'infezione virale e una possibile fonte di contagio dentro e tra le persone.

Quindi, anche a livello pratico, l'uso della mascherina deve essere corretto. Ovvero il naso deve essere "protetto", mentre capita di vedere alcune persone che tengono la mascherina a coprire la bocca ma abbassata sotto il naso. Così non va bene!

In un precedente post parlavamo dell’olio essenziale di Raventsara (Cinnamonum camphora del Madagascar), anch'essa della famiglia delle lauracee e pure ottimo proprio contro i virus dell'epatite, dell’influenza, herpes, mononucleosi e con uno speciale tropismo per le vie respiratorie. - Se vuoi vai a rivedere l'articolo in cui se ne parla a proposito di prevenzione: CLICCA QUI


LEGGI ANCHE: Le mascherine riducono di 36 volte la trasmissione da DottNet





sabato 4 aprile 2020

Le strategie vincenti di fronte alle situazioni negative, non solo contro il coronavirus. Vediamo cosa possiamo cominciare a fare

(Foto Pixabay)
Dal punto emotivo le strategie vincenti si chiamano in termine tecnico capacità di coping, cioè le capacità di stare con l’evento

Cioè, ammesso che la vita riserva sempre cose negative, che cioè umani dobbiamo far fronte a cose belle ma anche brutte, che ci possono essere, malattie e morti ma acne, licenziamenti, lutti, attacchi terroristici, figli diversi da come li vorremmo, limitazioni fisiche o delusioni amorose, tradimenti della fiducia e abbandoni... e la lista si estende. Ma come reagiamo?

E se le nostre reazioni sono cosi importanti da farci ammalare, da raccorciarci la vita a e aumentare rischi di cardiopatie di cancri ecc. è bene chiedersi: come reagiamo?

Cerchiamo quindi di vedere quale può essere una modalità di reazione positiva (di fronte a qualcosa di negativo, appunto)

Cominciamo con il dire le cose da NON fare

1 Sbronzarsi

Vi sembrerà una cosa stupida ma buttarsi a capofitto nell'alcol o in qualunque tipo di droga non è una buona soluzione, anche se purtroppo spesso adottata. Pare che gli uomini siano più a rischio delle donne

2 Ruminare (ripensare in continuazione a fatti negativi)

La ruminazione è oggetto di moltissimi studi ed è stato dimostrato che è veramente grave (x la salute)

Le donne la usano più degli uomini pare, significa pensare sempre al fatto (negativo), parlare solo del fatto (negativo) accendere la tv e ascoltare solo i report (negativi), aprire il telefonino e leggere i messaggi negativi (infatti cerco di farne uno positivo per non peggiorare la vostra salute), telefonare all’amica e commentare il fatto negativo. poi chiamare una persona dopo l'altra e condividere le idee del blog della amica, la sera ripetere i commenti negativi e i commenti dell’amica uno e della amica due con i nostri commenti al partner che a suo volta può intromettersi e commentare a sua volta i fatti negativi. Insomma ruminare ovvero moltiplicare il negativo.

Oppure ruminare da soli tutto il giorno

Il termine ruminare non lo ho inventato io, è un termine scientifico per descrivere questa cattiva capacità di coping.

La ruminazione è associata a sintomi depressivi e all’ansia, mi pare evidente

È associata anche a deficit di concentrazione, vuoti di memoria, rende impossibile staccarsi dall’evento e guardare con un altro sguardo che permetta di trovare una strategia migliore, mantiene una modalità di trattamento dell’informazione deleterio, perché ci si focalizza solo sugli aspetti negativi.

E persino pare che la ruminazione sia in grado di indurre delle modificazioni epigenetiche di un gene che è in gioco nei sintomi depressivi.

Approfondisci la ruminazione mentale


3 Negare

Secondo Kubler Rosso che è una grandissima donna che per prima si è interessata alle reazioni davanti al morire, dice che la prima reazione e di fronte qualcosa che non vorremmo è dire: non è vero, non è cosi, si sono sbagliati tutti, ecc.

La negazione ci protegge per un poco, ma poi prima o poi dobbiamo fare i conti con la realtà (salvo sprofondare allora ai lidi della follia dove naturalmente possiamo dire che non è vero nulla, che noi siamo Cristoforo Colombo o Napoleone, ma che ci vede poi confinati in un ospedale psichiatrico) o prendere atto della realtà per quanto brutta sia.

4 Pensare di essere onnipotenti e invincibili

Anche questa è una posizione pericolosa e non è una buona strategia di coping, nell'antichità era considerata la più pericolosa; i greci la chiamavano ubris, vuol dire non riconoscere che siamo creature e non degli dei

Farsi simili agli dei e non delle creature che si riconoscono tali pare sia stato il peccato di due che si mangiarono una mela per sentirsi come dei. Dopodiché sappiamo come andò la storia: da allora tutte le conquiste, tutti i parti, tutti i raccolti tutte le grandi opere costeranno fatica per ottenerle, (dal mietere il grano a scolpire o dipingere o inventare o costruire).

Dio si vide persino costretto a fornire ai due in questione anche una pelle nuova, una specie di vestito da indossare per andare in giro vestiti perché non avevano più neanche la dignità di guardarsi.

Quali sono allora le strategie positive?

Tutti dicono che un ammortizzatore dei colpi è il sostegno sociale

Moltissimi studi hanno mostrato gli effetti positivi sula salute fisica e mentale, tanto rispetto alle condizioni cardiovascolari quanto alla depressione di sentire un appoggio affettivo e del gruppo; il sostegno funziona al massimo se è fornito da una persona cui facciamo fiducia

Ma alla fin fine siamo noi soli a far fronte agli eventi negativi

È stato coniato un termine che dice la capacitò di far fronte, senza durezza e senza soccombere: è la resilienza

Ed ecco i fattori che permettono la resilienza

1 Essere ancora capaci di emozioni positive, guardare il fiorellino che spunta tra le crepe dei muri vedere le gemme sugli alberi, sentire una musica o gustare un cibo, non importa quanto costoso e stellato sia, ma che magari ci ricorda l’infanzia o alcuni momenti piacevoli passati.

2 La capacità di porsi dei limiti: se non posso allenarmi per vincere la maratona, posso fare mezz’ora di yoga sul tappeto di casa non è la stessa cosa ma per oggi mi posso accontentare e mi fa stare meglio

3 Ridurre le aspettative su di sé. Non pretendere troppo da sé stessi senza rinunciare a migliorarsi

Occuparsi degli altri, prendersi cura dei bambini. dei genitori, di un vicino che ha bisogno… tutti i giorni un piccolo gesto un po’ di tempo per gli altri. Mi fa sentire utile e meno solo

5  Cercare di vedere il bicchiere mezzo pieno, si sono chiuso in casa, ma non sono qui perché costretto da un dolore, da un male terribile, la cosa è più accettabile

Se diciamo come Woody Allen: "Vedo sempre il bicchiere mezzo pieno… di veleno però”, beh, questo non aiuta. Di di certo meglio dire, come era solita mia madre: “A Mohacs abbiamo perso di più “, ricordando una famosa battaglia in cui i turchi conquistarono l’Ungheria spazzando via tutto, (Mohacs adesso infatti è in Romania, agli ungheresi è rimasta solo l’espressione linguistica. La battaglia si combatté nel 1526 e tra le conseguenze, negli anni successivi, ci fu la spartizione dell'Ungheria tra Asburgo e Impero Ottomano)

Insomma è necessario a riesaminare il problema che ci crea difficoltà e contestualizzarlo in una luce più positiva. Questo richiede un atteggiamento positivo verso la realtà. Atteggiamento che obbliga  a fare uso di informazioni e conoscenze. Cerco di informarmi per capire a affrontare il problema. Per trovare una giusta prospettiva. Quindi lavoro per potere riformulare in modo positivo il problema, accentando e comprendendo la situazione, ma anche affrontandola in modo più utile e positivo per superarla.

Le tre parole chiave sono Cognitive reappraisal, positive reframing e acceptance

Ma alla fine, tutti gli studi concordano che occorre per poter fare questa riformulazione del problema in una luce più positiva e accettare di fare il possibile anche se non è tutto, occorre avere:

a sense of purpose in life

a moral compass

spirituality

the ability to find meaning in the midst of trauma


Che tradotto significa avere il senso dello scopo della propria vita, una bussola morale, una spiritualità e la capacità di trovare un senso anche nella nebbia del trauma

E se cercassimo questo adesso? Anche nella nostra vita quotidiana

Buon lavoro allora!

mercoledì 1 aprile 2020

Quando la medicina curerà le emozioni? Il buon umore aiuta a mantenere la salute. Questo è ormai accertato

(Pixabay)
Quando la medicina curerà le emozioni per se stesse?

Uno studio della Mayo Clinic (USA Rochester) dice che le persone ottimiste vivono più delle altre il 19% in più e in con una condizione fisica molto migliore.

Altri studi, ad esempio dell’università di Stanford e di Haifa mostrano che provare emozioni positive permette di ridurre fino -al 46,5% alcunii tumori maligni.

I pazienti depressi hanno un rischio di mortalità due volte maggiore dei non depressi e un rischio maggiore di malattie coronariche, indipendentemente dall’età e da tutti gli altri fattori di rischio come il fumo la pressione alta l’obesità e un rischio di infarto 2-3 volte maggiore indipendentemente dalla malattia cardiaca di base

Le donne hanno una densità ossea minore se hanno una storia di depressione grave

Il cancro al seno ha una evoluzione positiva più rapida nelle donne che non rimuovono le emozioni

Possiamo continuare nella lista, cosi ma ormai ne siamo certi: il buon umore migliora la salute e prolunga la vita, in altre parole, non vi ammalate, se vi ammalate guarite prima e in fin dei conti vivete di più e in miglior salute

Già ma come si fa a conservare il buon umore?

Non è facile, le immagini davanti ai nostri occhi delle bare, piuttosto che quelle di particelle virali o di laboratori e provette con la scritta covid 19 provocano un moto di inquietudine e paura.

Sembra che le tv non abbiano altre immagini, avete notato? E d'altra parte anche molti cercano immagini che diano un senso di horror, una sensazione (morbosa) di paura. In generale ci sono dei messaggi subliminale nelle immagini: per esempio le réclame dei tamponi o assorbenti igienici hanno sempre qualcosa di rosso, la ragazza ha una gonna rossa, c’è un motorino rosso o delle labbra rosse, ma il sangue appare…di color blu!

Così i messaggi sul covid 19 veicolano, appunto, un messaggio. Ci ricordano, e giustamente, che il rischio è serio. Anzi molto serio. I camici bianchi stanno facendo il massimo, che la scienza ce la farà, ma comunque non si scherza di fronte a questo malefico (nel vero senso di fare male) virus.

Resta il fatto che ci sentiamo attaccati e sotto pressione, quando ci vengono mostrati i dati relativi al coronavirus, le città vuote, la gente con la mascherina, i laboratori superattrezzati e quelle terribili sferette come uncini che pur essendo davvero piccoli (per vederli serve la microscopia elettronica) a noi sembrano grandissime asteroidi pronte a colpirci e distruggerci. Il tutto accompagnato da parole come guerra, lotta, indietreggia, avanza, esplode, battaglia...

E' evidente siamo minati... anche nel buon umore. Aggiungiamo poi che dobbiamo restare chiusi in casa, rinunciando a tante abitudini come il moto e la vita sociale. Insomma tendiamo a deprimerci.

Ma cos'è dunque questa emozione positiva che si dovrebbe conservare per non precipitare nella depressione, che si dovrebbe poter sperimentare anche in situazioni obiettivamente negative, come il cancro o il covid 19?

Gli antichi parlano di qualcosa che non è certo la gioia sfrenata di una festa, o una eccitante avventura o una scoperta di paesi nuovi o emozioni intense ma di qualcosa come la calma di un lago interiore, come se fuori potesse perseverare la tempesta e dentro restasse o si potesse ritrovare questo luogo interiore; immaginate un lago azzurro, una brezza leggera, una pace profonda, una armonia totale e voi siete quel lago azzurro.

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