Informazioni personali

Aree mediche di interesse Medico specialista in Ginecologia e Ostetricia. Le mie aree di interesse sono: • Ginecologia endocrinologica: cicli irregolari, iperprolattinemia, patologie da stress, policistosi ovarica, correlazione con altri problemi endocrini, disturbi del sonno • Infertilità: approccio globale, dalla micronutrizione ai problemi endocrini • Patologia della gravidanza: problemi tiroidei, diabete, ipertensione, ansia e stress, gestione del rischio di parto prematuro • Menopausa • Alimentazione • Psicosomatica • Anti aging: prevenzione delle patologie da invecchiamento • Cronobiologia e alterazione dei ritmi circadiani e mensili • Disturbi alimentari: anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione compulsiva • Disturbo da stress post traumatico (anche dopo il parto) • Fitoterapia (per approfondire leggi il mio curriculum completo)

giovedì 21 gennaio 2021

Aiutiamo il sistema immunitario. Cominciamo a vedere come (per battere il Covid-19)

Da Pixabay

La nozione del terreno - Strategia 2

Continua dal post "Dormire fa male al virus del Covid e bene a noi (L'esito della battaglia dipende anche dai nostri comportamenti)"

Il sistema immunitario è legato al cervello. È informato del nostro stato di buonumore, alcuni tipi di globuli bianchi hanno i recettori per le endorfine e sanno esattamente se siamo contenti o no. 

Inoltre ci sono migliaia di messaggeri chimici e almeno 62 cellule diverse coinvolte nel sistema immunitario, ognuna che sente i minimi cambiamenti chimici e (ma in tempi diversi o in diverse localizzazioni) risponde spesso in modo differente allo stesso stimolo. 

Gli organi dove viene fabbricata la risposta immunitaria (milza, midollo osseo e linfonodi) dove crescono le cellule immunitarie e si differenziano, sono innervati cioè controllati dal sistema nervoso  involontario vegetativo, informati dell’ora del giorno e della notte e stimolati o frenati da quelle che chiamiamo la situazioni di stress attraverso anche un ormone da stress che è il cortisolo 

Insomma è veramente un sistema complesso

Vi rinvio a un prossimo post su questo blog ma detto in parole semplici possiamo dire  che la felicità migliora la risposta immunitaria.

Certo,  la felicità di cui si parla non è la felicità magica dell’innamoramento raro o del giorno della vittoria della propria squadra o della laurea, per fortuna ci sono anche questi momenti magici ma la felicità  è più un tono di fondo, di pace diremmo noi, di coerenza tra sé e gli  altri e il mondo.

Immaginate di fare un respiro profondo e di sentirvi in pace con il creato e amati, che non c’è nulla che vi manca (come diceva santa Teresa “Dio mi basta”), oppure pensate a  san Francesco quando parlava di perfetta letizia che comprendeva la sofferenza ma non si fermava su di essa ) 

Ecco questo stato migliora le difese immunitarie ed oggi si comincia studiare gli effetti che la meditazione, la preghiera e il canto corale religioso producono persino sul sistema immunitario.

C’è poi un modo semplice a disposizione di tutti: il movimento, fare sport, correre, saltare innalza il livello delle endorfine e ci rende meno vulnerabili alle infezioni 

Infine c’è la nutrizione. “Siamo ciò che mangiamo”, dicevano gli antichi, ma cosa mangiare? Su un prossimo blog parleremo dei cibi raccomandati, ma anticipiamo che alcune vitamine sono essenziali, al punto che vengono raccomandate come la vitamina C e la vitamina D.

Poi resta il fatto che quel che mangiamo dipende dall’ora e non ha lo stesso effetto in momenti diversi

E non dimentichiamo che quello che mangiamo viene gestito e preselezionato e reso inusabile, o al contrario messo in situazione da poter essere subito assimilato dal microbiota intestinale, cioè dai miliardi di esseri che abitano il nostro intestino, che decidono cosa vogliamo mangiare e persino del nostro umore. Non si tratta di ingurgitare scatole di fermenti lattici non ben identificati per salvare la situazione, ma occorre un lavoro di squadra tra il cibo fornito al momento giusto e i nostri commensali intestinali.

Nell’alimentazione la cosa peggiore sono i dolci ma chi di noi in un periodo di ansia (indotta dalla situazione di paura per le infezioni paura per i propri cari, tensioni, paura della situazione economica, paura per il lavoro…) non indulge a un cioccolatino, un bignè alla crema, una torta fatta in casa? Mai come durante il lockdown i dolci sono stati importanti… e poi, una sigaretta diventa difficile negarsela.

Insomma possiamo riprenderci in mano la nostra salute almeno in parte certo ma questa piccola parte rappresenta moltissimo in termini di salute. 

Di questo i media parlano poco. Sembra che ci sia anche un programma di smantellamento delle nostre idee: non fare sport e non andare in montagna anche solo camminare nei boschi. Non ho ancor sentito una raccomandazione in questo senso, ma ho sentito tanto: non uscite di casa, non potete spostarvi. Ma se vivete in appartamento a Milano come fate a fare camminate senza spostarvi?

La sera bisognerebbe stare senza tv, smartphone,  computer. Invece il coprifuoco costringe la gente a stare la sera in solitudine o con i familiari davanti a tv, computer, tablet, smartphone. Non ho sentito nessuno dire uscite a passeggiare sotto le stelle (“uscite la sera a contemplar le stelle”). Ammesso che le luci e lo smog urbano vi permettano di vederle. Mentre abbiamo sentito: non uscite dopo una certa ora!


giovedì 10 dicembre 2020

Il sonno batte il Covid. Aiutiamo la melatonina a fare il suo lavoro, passando (la sera) meno tempo davanti a smartphone e pc

Passare le sere e le notti davanti al pc o allo smartphone è SBAGLIATO (Pixabay)

Riprendiamo quanto scritto nell'ultimo post (questo il link) in relazione all'importanza del sonno, anche contro il Covid. E approfondiamo alcuni concetti relativi alla melatonina

Corollario al sonno

C’è un ormone che è prodotto di notte e agisce come antiossidante antinvecchiamento, modula il sistema immunitario e il sonno , e fa tante altre cose… di fatto: sincronizza tutte le cellule sul messaggio notte, buio, riposo. E inoltre fa recuperare i fusi orari e ci trasferisce i campi magnetici, cioè ci dice che è notte ma anche che è inverno o anche che sono presenti campi magnetici (come quelli legati all’attività solare) come fa il nostro corpo ad averne cognizione? Grazie alla melatonina. Un ormone davvero importante per la nostra salute.
 
E l’ormone prodotto dalla epifisi, la famosa pineale che per Cartesio era la sede della anima. Ora la produzione di melatonina è stimolata dal buio e soppressa dalla luce

La luce passa attraverso degli specialissimi cristalli che abbiamo nell’occhio (anche i ciechi li hanno) e arriva al cervello, arriva al direttore d’orchestra dei ritmi (che si trova sopra il chiasma ottico ) che ne informa la pineale.

La luce come sapete presenta vari colori, può essere scomposta in varie bande di frequenza che nello spettro visibile, vanno dal rosso al violetto. Pensate all’arcobaleno: ora la frequenza che azzera maggiormente la melatonina è il blu. In un mondo in sintonia con i ritmi della luce naturale, il blu del cielo all’alba frena la produzione di melatonina mentre il rosso del tramonto la stimola.

Ma ai nostri giorni è davvero un disastro, non solo siamo alzati e attivi anche quando fuori è buio e mangiamo che è già buio, magari da ore, ma oltre alla luce elettrica anche di notte ci sono i computer, i tablet e gli smartphone: sono retroilluminati di blu! Questo è grave, perché i nostri cristalli oculari vengono stimolati dalla luce blu che frena la melatonina ogni volta che li usiamo.

Per fare un confronto potremmo pensare a un interruttore per accende il gas, con due pulsanti: uno accende e uno spegne. Nel caso della melatonina il rosso del tramonto accende, il blu dell’alba frena. Ma se accendiamo il pulsante della luce specie blu di notte, cioè quando dovremmo dormire e la melatonina dovrebbe essere al massimo ecco il disastro! Si può arrivare fino a favorire insorgenza di tumori o, ad esempio, steatosi epatica (cose già dimostrate ampiamente) oltre che favorire l’infezione da Covid per l’indebolimento delle difese immunitarie.

Infatti, meglio ripeterlo, se guardiamo la tv, il tablet, il computer, lo smartphone la sera o la notte, la produzione di melatonina viene bloccata, il ritmo della melatonina si è modificato, la sua produzione è minore. Insomma non è più in armonia con il ritmo del giorno e della notte presente in modo autonomo in ogni cellula (è genetico).

Ricordiamo che il messaggio della melatonina arriverà al pancreas (che ha recettori), al cuore (che ha recettori), alle arterie (che hanno recettori). La melatonina è anche l’unico ormone che passa la placenta intatto e arriva al feto. Ma se va fuori fase? Si capiscono le conseguenze negative.

E in questo momento segnato dal coprifuoco legato alla pandemia Covid le persone sono obbligate la sera a restate a casa, soli o con i familiari, molto spesso davanti alla televisione o con il computer e smartphone. Non ho sentito nessuno invitare a uscire la sera “a contemplar le stelle” (ammesso che lo smog vi permetta di vederle, a milano è impossibile o quasi). Invece c’è il coprifuoco, appunto. A Milano come a Parigi.

sabato 5 dicembre 2020

Dormire fa male al virus del Covid e bene a noi (L'esito della battaglia dipende anche dai nostri comportamenti)

Il sonno è necessario alle difese immunitarie (Pixabay)

La nozione del terreno - Strategia 1

In tutta la medicina un concetto è chiaro: la risposta di fronte alle aggressioni psichiche, fisiche, tossiche, batteriche, virali… dipende dall’aggressore ma anche dal soggetto

L’idea di terreno, costituzione, genetica ma anche capacità di far fronte a un problema esterno dipende dalla persona stessa oltre che dall’aggressore e a sua volta la persona risponderà in funzione della sua storia pregressa, dei suoi ricordi, delle sue aspettative, delle sue risorse… 

Vale l’esempio che è ben  noto: se si tratta di un orso o un leone che mi aggredisce, la mia risposta dipende da moltissimi fattori, per esempio se vivo in Africa, se ne ho già incontrati, se  posso far appello a delle strategie di successo già usate…

Se  per esempio fin da piccolo sono cresciuto  con un leone e sono abituato alla sua presenza è chiaro che la mia risposta sarà ben diversa da chi lo incontro la prima volta in carne e ossa.  Se sono preparato e mi aspetto l’incontro (per esempio sono in una zona abitata da leoni, ho già incontrato questo pericolo o semplicemente sto andando a caccia di leoni), la mia risposta sarà molto diversa a una situazione nella quale non mi aspetto l’incontro: sono nel mio confortevole appartamento di casa,  non ne ho mai visti prima da vicino e lo vedo comparire vivo dalla porta! L’effetto choc può arrivare al punto da paralizzare completamente persino la mia capacità di pensare! “Freeze” dicono in inglese, mi congelo sul posto, che è ancora peggio di fuggire o attaccare cercando di difendermi  

Al contrario, se sono al corrente del pericolo posso attrezzarmi a rispondere, posso comportarmi e vestirmi in modo adeguato. E ancora posso allenarmi ad avere più forza fisica, più capacità di reagire e combattere. 

Insomma che il leone abbia la meglio su di me, dipende anche da me 

Allarghiamo l’immagine e pensiamo all’attacco di un virus, la sua capacità di mettermi ko dipenderà dal mio stato oltre che dalla sua forza. 

E questo è stato dimostrato da tutti i dati, anche riguardo all’infezione da Covid: i più colpiti sono stati gli anziani con età superiore agli 80 e con più patologie concomitanti, perché sono i  più vulnerabili. Cioè dipende anche dal soggetto 

Allora mi chiedo perché non vengono fatte campagne di informazione per aumentare le difese o meglio, detto in modo più scientifico, per renderci meno vulnerabili alle infezioni?

Una premessa è  però essenziale:  la salute è un tutto armonico e non si potrà mai pensare che una qualche pillolina miracolo ci renda inattaccabili. La salute è l’insieme armonico di migliaia di funzioni.

Cominciamo con la prima questione nel caso di un agente infettivo, il corpo dispone di un sistema di riconoscimento e di eliminazione dei virus ma ci sono delle regole semplici che vale la pena ricordare.

La risposta immunitaria la fabbrichiamo di notte durante il sonno (l’inverso per il topo che è animale notturno) 

Nei prossimi post sul blog cercheremo di sviluppare questa idea e dare delle soluzioni pratiche, ma è chiaro  che il sistema immunitario è legato al sonno.

Secondo un’indagine condivisa dal National Health Service (NHS) britannico, meno di 4-5 ore di sonno per notte aumentano di 4-5 volte la possibilità di contrarre anche un semplice raffreddore, rispetto ai soggetti con un sonno notturno di circa 7 ore.

Stesse notizie dall’University of California San Francisco: la dottoressa Olivia Arezzolo ha infatti affermato che almeno 7 ore di riposo sono indispensabili in questo scenario di emergenza sanitaria. “Le prove sostengono che la mancanza di sonno compromette l’immunità: gli studi evidenziano una riduzione del 70% delle cellule immunitarie naturali, dopo sole 4-5 ore di sonno”.

Dobbiamo dormire! A volte non si dorme  perché ci sono preoccupazioni, malattie o altro (è in preparazione una newsletter sul  sonno), ma ricordiamo che guardare la sera la tv, lo smartphone o il tablet  fino a tardi  riduce la produzione di melatonina  che è un messaggero importantissimo, che informa tutto il corpo che è buio e che si può riposare. 

La melatonina è uno dei maggiori sincronizzatori del corpo umano ma è anche  una dei maggiori antiossidanti  e  anti invecchiamento (persino l’intestino o il pancreas hanno recettori per la melatonina), ma se  attraverso il sistema di retroilluminazione ci arriva della luce (specie della frequenza d’onda del blu) la melatonina viene ridotta, azzerata. Se è giorno va bene ma se è notte , quando la melatonina deve aumentare e informare tutto il corpo del buio , del riposo e del sonno è un grave problema di salute Insomma  difficilmente riuscirò  a difendermi dai virus  se il sonno vien modificato.

Quindi, va ribadito: dobbiamo dormire di notte

(continua)


giovedì 8 ottobre 2020

Senza il sorriso. Che ne sarà di tutti? E dei bambini privati del sorriso?

Da Pixabay

Privati del sorriso. Che ne sarà di tutti noi privati del sorriso? E dei bambini privati del sorriso?

L’uso delle mascherine ritorna a essere obbligatorio e non sta a me metterlo in discussione, ma può essere l’occasione per una riflessione: quali sono le conseguenze a livello psicologico di non vedere il volto degli altri, cosa induce il non vedere gli altri in faccia? E perdere di vista i sorrisi?

Nella specie umana il volto, in particolare la bocca, ci indicano le emozioni di chi ci troviamo di fronte e di conseguenza ci permettono di indovinare le intenzioni e gli atteggiamenti degli altri.

Il volto deve essere visto di fronte (di profilo non funziona). Bisogna vedere bene la bocca, se ha le labbra in su, in un sorriso, o aperte in una sorpresa o in una risata oppure chiuse in una linea di contenimento , o addirittura in giù (disprezzo, disgusto)

Questa capacità di riconoscere il volto umano è innata. A dire la verità siamo addirittura programmati per riconoscere il sorriso (o no). Il neonato a minuto zero è già capace di farlo, è programmato per questo. Come gli anatroccoli sono programmati per seguire mamma papera, il neonato umano riconosce il volto e il sorriso, se presentato alla distanza di circa 30 cm e di fronte (non di profilo) e capisce se sorride se gli è amico-materno o nemico-estraneo.

Vedere il volto intero ci permette di riconoscere le emozioni degli altri e nello stesso tempo le loro intenzioni: positive, favorevoli, tristi, nemiche, sofferenti, contenti o contrarie. Questo ci permette di organizzare le nostre reazioni e di capire gli altri , di condividere empaticamente o reagire ad esse: insomma di essere sociali.

Sembra che il linguaggio delle emozioni sia universale in tutte le culture. È stato infatti dimostrato, mostrando immagini di volti che esprimono diverse emozioni, rabbia disgusto amicizia sorpresa gioia… che esse vengono riconosciute in qualunque cultura con una concordanza straordinaria. Ma bisogna che ci sia il volto.

Privati del sorriso?

Che possiamo fare se la nostra innata reazione di fronte al volto che ci permette di entrare in relazione? Senza il sorriso, diventiamo a tutti estranei e tutti diffidenti. L’altro è mascherato e perciò diffidiamo.

E al volto senza espressione fa eco il distanziamento sociale (cosa diversa dal distanziamento fisico), quali ne saranno le conseguenze?

Da Pixabay




sabato 29 agosto 2020

La medicina delle armonie. Quando il medico deve ascoltare: la storia di Anna

Immagine da Pixabay

Lo sguardo e il tempo. Un altro esempio

Anna non riusciva concepire eppure aveva già avuto un bambino senza particolari problemi. Era rimasta incinta subito, non aveva mai avuto problemi di salute e allora? 

Alla medicina dello sguardo non apparivano anomalie: aveva fatto ecografie e isterosalpingrafie per controllare che le tube fossero aperte, nulla. 

Cosa sarà dunque successo? Agli esami, i valori ormonali apparivano abbastanza nella norma certo, ma mi direte voi un ormone non è descrivibile con un solo punto. Avere un solo valore o anche tre o 4 punti non permette di dire molto. Un ormone oscilla, cambia, cambia  tra giorno e la notte, cambia  secondo le fasi del ciclo, cambia secondo le stagioni dell’anno, e ancora cambia  secondo che cosa abbiamo fatto nel giorno , se siamo stressati oppure no , se riposiamo oppure no…

Quindi un valore non è indicativo della frequenza. Un ormone può avere oscillazione lunghe, da una stagione all’altra e brevissime:   l’oscillazione di un ormone può addirittura essere cosi  rapida da avere variazioni di millisecondi !

Misurare un solo dosaggio è come se uno volesse descrivere una curva usando un solo punto. Come se volessimo descrivere le onde del mare con un solo valore. C’è una fase in cui si alzano e una in cui si abbassano  così gli ormoni: un punto non ci dice se siamo sull’alto o sul basso della curva e come dicevamo, a complicare le cose, bisogno aggiungere che queste oscillazioni (noi le chiamiamo ritmi)  variano non solo  entro la giornata ma anche entro il mese, o anche entro minuti: ci sono oscillazioni lunghe dell’anno e brevissime di secondi che si sovrappongono quindi per sapere bisognerebbe fare centinaia di dosaggi al minuto per ventiquattro ore per un mese e per un anno. Abbastanza impossibile da realizzare! 

Questo non vuol dire che un solo dosaggio non ci indica nulla, per esempio se i valori fossero  estremamente errati ma non è sufficientemente accurato per fare una diagnosi corretta in molti casi più complessi

E allora la storia, il racconto, le parole diventano utili al medico.

Torniamo alla storia di Anna. Anna racconta il suo primo parto come terribile, traumatico; al solo ripensarlo le vien da piangere, non vuole neppure ricordare! La memoria la rimette in agitazione, rivivere quei momenti è per lei come se si ripetessero oggi, risente le stesse sensazioni provate,  riode  le stesse voci.

Dal suo racconto emerge che il parto iniziato bene si era poi arrestato e la dilatazione del collo dell’utero ( che deve aprirsi per far passare la testa fino a 10 cm- si era fermata a 6-7 cm di dilatazione e poi si era bloccata:  aveva preso la paura o forse il dolore era troppo rispetto a quello che si aspettava o forse aveva paura di lasciar andare il suo bambino, chi può dirlo? Fatto sta che la dilatazione si era bloccata.

La sua paura non era stata colta né ascoltata  dal personale medico e i medici  avevano pensato che fosse un problema di forza delle contrazioni avevano quindi aumentato la forza delle contrazioni dell’utero somministrando un farmaco, l’ossitocina, che ne aumenta la forza. Ma Anna,  non coperta dal dolore, aveva sperimentato un aumento ancora più forte del dolore fino un punto in cui non ce la faceva più.

Non ce la faceva più a superare il dolore e a superare la paura. Il blocco della dilatazione che è un riflesso della paura rimaneva e impediva alla testolina di uscire alla fine era lei stessa a supplicare che le facessero un cesareo, che il supplizio finisse E così alla fine è stato fatto. 

Un taglio cesareo, certo tutto bene: il bambino stava bene e lei si è ripresa in fretta ma il suo vissuto, la sua sensazione, è rimasto traumatico.

È precipitata nel senso di incapacità: non era neanche riuscita partorire!

La frustrazione si è sommata alla sensazione di non farcela non era riuscita a sopportare il  dolore non era riuscita a partorire. Così non riusciva a uscire dallo choc.

Erano passati otto anni

In  questi diceva di star bene ma ancora non voleva sentir parlare di parti ne pensare di ritrovarsi di nuovo in quella situazione o anche solo di rientrare in ospedale. Coscientemente desiderava insieme al marito un altro bambino ma visto che il corpo obbedisce sempre alla mente, non riusciva a concepire.

Noi sappiamo che il corpo e la mente  sono attaccati, sono la stessa cosa, il modo in cui si parlano ,si comunicano sono le frequenze temporali: Avere un trauma aver subito un trauma vivere in uno stato di choc, modifica le frequenze per esempio degli ormoni dell’ovulazione .

Sappiamo scientificamente che lo stress altera le frequenze degli ormoni che comandano il ciclo, sappiamo che l’ovulazione avviene solo se dormiamo profondamente rilassati, sappiamo che sopra l’ipofisi (produce FSH e LH) che comanda all’ovaio, c’è un altro centro di controllo nel cervello che comanda alla produzione degli ormoni  della riproduzione e la cui frequenza (minuti ) è determinante perché l’ipofisi produca nell’esatta frequenze gli altri ormoni. 

Quindi nel caso di Anna non c’erano anomalie visibili, non c’erano anomalie rilevabili con le tecniche disponibili. Ma con l’ascolto è stato possibile risolvere il trauma. E ciò le  ha permesso di avere un secondo bambino.


giovedì 18 giugno 2020

Curare con le piante. Fitoterapia: medicina d'avanguardia con radici antichissime

Arnica Montana - Pixabay
La fitoterapia è la più antica "forma" della medicina ma anche una delle più interessanti per il futuro. Le piante ci offrono delle possibilità di nuove terapie nella pratica quotidiana.

La medicina chimica nasce nel secolo scorso con la possibilità di replicare in vitro dei componenti (delle molecole) estratte dalle piante, saltando cosi il processo di estrazione e purificazione dalla pianta, evitando che ci fossero mescolati altri componenti. Evitando il rischio che la pianta di partenza abbia sofferto siccità o inquinamento e selezionando un solo principio attivo e aumentando in modo massiccio la concentrazione della componente (molecola) selezionata.

La stessa cosa vale gli ormoni: un tempo estratti dagli animali, dalle urine delle mucche o delle donne in gravidanza, oggi invece sintetizzati in laboratorio.

Il primo ormone sintetizzato artificialmente in laboratorio ma identico a quello umano fu l’ossitocina. È stata scoperta nel 1906 da Henry Hallet Dale, un neurologo britannico. Hallet Dale vinse il premio Nobel per la medicina nel 1936, ma non per la scoperta dell’ossitocina L’ossitocina è stata poi isolata e sintetizzata per la prima volta nel 1953 da Vincent du Vigneaud. Per questa scoperta ottenne il premio Nobel per la chimica La sintetizzò addirittura in un laboratorio improvvisato in casa!

Oggi, i prodotti del laboratorio garantiscono un livello di purezza molto alto che li rende quasi identici a quelli umani (quelli veramente identici si chiamano oggi ormoni bio-identici, gli altri hanno comunque dei resti di fabbricazione)

Ma torniamo alle piante.

L'aspirina viene dalla corteccia dei salici, è l’acido acetil salicilico, gli antibiotici come la penicillina dalle muffe, il taxolo per combattere il cancro dell’ovaio dalla pianta del tasso, la digossina dalla digitale… e così via

E’ ovvio che sintetizzando in laboratorio si aumenta l’efficacia dei singoli componenti della pianta (l’acido acetil-salicilico raggiunge in una compressa concentrazioni enormi rispetto all’originale estratto di corteccia).

La pianta però è un totus, una sinergia di componenti che a volte può essere utile rispettare.

La pianta in toto spesso offre dei vantaggi rispetto ai singoli componenti, proprio perché ha tanti componenti, una sinergia di azione che permette di allargare lo spettro di uso e al tempo stesso, è anche qualcosa di totalmente diverso rispetto alla medicina chimica.

Ora sono migliaia gli esperimenti scientifici e le ricerche sulle piante Si è partiti alla ricerca di nuovi farmaci proprio indagando e studiando i componenti delle piante.

Le ricerche sulle molecole di cui le piante sono composte viene fatta oggi con i criteri più avanzati degli esprimenti in vitro, con sperimentazioni su animali, con studi su pazienti a doppio cieco ecc. 

Esistono riviste serissime, con comitati di verifica (peer review) e gli articoli vengono pubblicati, letti e discussi. Se guardate su Pubmed si è passati da qualche articolo a migliaia … un mondo in esplosione!

Curare con le piante oggi significa avvalersi di questa fitoterapia scientifica.

Si sa quale componente della pianta agisce, su quale processo cellulare o su quale recettore, su quale batterio o su quale recettore. Gli usi sono confermati da esperimenti scientifici, da trial clinici, gli effetti collaterali misurati.

E’ vero che si rieditano certo anche antichi libri, dal primissimo Mattioli del 1500 a quelli dei medici americani dell’800 che usavano delle loro conoscenze erbalistiche europee e le arricchirono con quelle degli indiani d’America con cui vennero a contatto. Si rileggono le ricette della medicina ayurvedica come quelle di Ippocrate e di Ildegarda di Bingen: spesso nei vecchi testi è difficile sapere di che pianta si parla esattamente perché la classificazione delle piante che permette oggi di parlarci in tutto il mondo e che definisce ogni pianta con nome e cognome, specie  Classe, Ordine, Genere, Specie in l latino è nata con Linneo nel 18° secolo. Linneo era un naturalista nato in Svezia nel 1707 e morto nel 1778

Questa ricerca scientifica di nuove soluzioni, di nuove molecole a partire dalle piante ha portato a scoprire nuovissime soluzione per le malattie di oggi.

Oggi usare la fitoterapia vuol dire conoscere le componenti chimiche delle piante, il loro uso preciso, le patologie su cui sono state dimostrate utili, ecc. 

Ormai insomma le piante sono farmaci a tutti gli effetti; sono sperimentate come i farmaci ufficiali e verificati nel loro spettro di componenti e nelle loro costituenti e i risultati pubblicati su riviste scientifiche.

Questo non vuole dire che la medicina non possa avvalersi di molecole sintetizzate in laboratorio o di ormoni fatti in laboratorio.

Per esempio l’insulina non più estratta dal pancreas dei maiali, ma fatta in laboratorio è sicuramente più sicura e non scatena reazioni di rigetto come quella di un’altra specie e ha permesso di salvare e continua a salvare milioni di vite, quando il pancreas non è più capace di produrla da sé (l’insulina permette alle molecole di glucosio di entrare nelle cellule e senza glucosio moriamo).

Ma dobbiamo ricordare che ci sono tantissime piante che si potrebbero usare prima di diventare insulino-dipendenti cioè quando ancora il pancreas può produrre da solo insulina, ma va aiutato a “sentirla” se cosi si può dire, oppure va modificata la sensibilità dei recettori dei tessuti, allo stimolo dell’insulina cosi che le molecole circolanti di insulina possano bastare e diventano capaci di far funzionare la cellula.

Insomma esistono piante che funzionano come una specie di ripetitori che trasmettono il segnale o come amplificatori che fanno sentire più forte il messaggio, o che permettono di migliorare il recettore ricevente … ecc.  Ma qui insorge la vera difficoltà: se il recettore è intossicato… è un problema di eccesso di zuccheri circolanti nel sangue? Oppure i problemi sono del recettore del pancreas (è molto sensibile alla melatonina, è una carenza di sonno? O è un problema del recettore periferico intossicato dai grassi? O ancora un problema di flora intestinale? O di sensibilità del pancreas? Oppure di carenza di sonno? O di  stress?  

Bisogna fare la diagnosi, bisogna conoscere le diverse soluzioni terapeutiche fitoterapiche e poi…. vanno adattate a quella persona in particolare, perché ognuno è unico e irripetibile e non esistono nel mio modo di lavorare due ricette identiche.

In ogni caso ci sarà una terapia diversa, una pianta diversa da prescrivere!

Insomma usare le piante richiede prima di giungere a una diagnosi molto sofisticata.

Una medicina d’avanguardia davvero attenta alla persona da curare.



venerdì 15 maggio 2020

Chi è il ginecologo psicosomatico? Un medico fuori dagli schemi


Chi è il ginecologo psicosomatico?


E' un medico fuori dagli schemi, che ti lascia parlare e si interessa alla storia della persona, che non ha fretta di fare entrare i sintomi dentro un
a malattia e la persona dentro un’etichetta, che non ha fretta di contenere il lamento e la sofferenza con una rapida prescrizione di un farmaco.

E’ un medico che di ogni sintomo vuole sapere da dove arriva e cosa c'è dietro, oltre, intorno. In un epoca di tecnocrati e di sicurezze già fatte, in realtà sono sempre di più i ginecologi che riconoscono la validità e l'importanza di un approccio globale, psicosomatico, ai disturbi femminili.

Quali sono le nuove teorie della psicosomatica? La psicosomatica ... ma oggi?
Oggi ci sono diverse teorie per spiegare il “salto dallo psichico all’organico”, secondo l’espressione di Freud. Secondo le mie teorie, il modo di concepire e vivere il corpo è il Self, l’Io, “il corpo è il nostro modo di essere al mondo”. Io e il corpo sono la stessa cosa, lo schema corporeo con la sua struttura endocrina e neurovegetativa emotiva e l’essere Io, se stessi, in senso psichico sono la stessa cosa.

Appare allora chiaro perché il sintomo non debba semplicemente essere rimosso, ma debba essere interpretato nel contesto e nel modo giusto.

La malattia è un po' come il segnale luminoso di un disagio: per guarire non basta sopprimere il disturbo con i farmaci.

Per i ginecologi psicosomatici non esistono malattie da etichettare come "psicosomatiche", quasi fossero un'invenzione della paziente: esiste invece un approccio psicosomatico, cioè un atteggiamento, un ascolto, un modo di lavorare che può essere d'aiuto per molte patologie, soprattutto se si tratta di disturbi cronici e ricorrenti.

La medicina armonica come spiega il ‘salto dalla mente al corpo’ come diceva Freud?

La medicina armonica è proprio questa possibilità di spiegazione le emozioni i sentimenti cosi come i segnali di intossicazione della cellula, il metabolismo del fegato o il sistema immunitario o gli ormoni sono connessi perché in una rete di frequenze , sono sistemi ritmici e noi alterando le frequenze alteriamo la salute che si basa su relazioni armoniche: non ci sono malattie fisiche da un lato e psichiche dall’altro, ma solo alterazioni dei frequenze tra loro o rispetto al mondo esterno ecc. che alla fine esiteranno in un danno organico visibile e dimostrabile.

Insomma che si tratti di una infezione da virus o di un pensiero negativo ripetuto, che sia una carenza di calcio o una paura infantile se provocano delle modificazioni della struttura ritmica dell’organismo avremo del conseguenze che saranno diagnosticabili anche con la medicina attuale.

Facciamo un esempio: per es l’ipertensione essenziale sapiamo oggi che è una alterazione del rapporto tra frequenza del sistema nervoso simpatico e parasimpatico, uno comanda la reazione di allerta ed è perciò più attivo di giorno e uno comanda la funzione di crescita e rinnovamento cellulare, di metabolismo energetico ed è dominante di notte. Se la situazione di ipertensione (squilibrio di frequenze) permane avremo complicanze vascolari, cardiache, ictus ecc. ma questo è conseguenza dell' alterazione dei ritmi, e perché attiviamo la frequenza del simpatico in modo errato?

Per esempio russando di notte (le apnee notturne sono come degli stress per il corpo e se si producono in anti-fase cioè quando il sistema simpatico dovrebbe esser a riposo, sono dannosi) o perché viviamo sotto stress continuo (dalle liti sul lavoro a quelle con la moglie o il marito) o semplicemente perché viviamo sempre sotto sforzo…

Il risultato sarà che il corpo non è più capace di ritrovare da solo il suo sistema di equilibrata oscillazione simpatico parasimpatico, il loro ritmo circadiano, uno di giorno e uno di notte,  e col tempo compare la conseguenza sul piano delle arterie o delle ossa (siamo un tutto unico).

Se curassimo allo stadio di alterazione dei ritmi potremmo evitare le conseguenze dei danni d’organo

Qual’è il ruolo che riveste la visione del mondo di una persona all’interno della malattia e del processo di guarigione?

Attualmente la scienza dimostra che, ad esempio, se siamo felici il sistema immunitario risponde meglio, oppure un altro esempio, se non vediamo lo scopo della nostra vita diventiamo tristi. E al depressione lo dimostrano migliaia di pubblicazione, altera i ritmi e aumenta il rischio di cancro, di osteoporosi, di angina ,…

Quello che mi è sempre più chiaro, andando avanti nelle mie ricerche, è che le emozioni sono fisiche, le sentiamo nel corpo e sono trasmesse dagli ormoni, dai neuromediatori e dal sistema nervoso neurovegetativo.

Ma quale sarà l’emozione che vivremo dipende da una serie di fattori, che comprendono non solo il contesto, i programmi biologici innati, ed i condizionamenti anche a partire dalla vita intrauterina, ma anche da come noi leggiamo la realtà.

E come leggiamo la realtà dipende, oltre che dai fattori che abbiamo elencato prima, dal senso che diamo alla nostra vita ed al nostro destino.

Il senso non è mai scontato ed è sempre da rielaborare nel contatto con la realtà.