Informazioni personali

Aree mediche di interesse Medico specialista in Ginecologia e Ostetricia. Le mie aree di interesse sono: • Ginecologia endocrinologica: cicli irregolari, iperprolattinemia, patologie da stress, policistosi ovarica, correlazione con altri problemi endocrini, disturbi del sonno • Infertilità: approccio globale, dalla micronutrizione ai problemi endocrini • Patologia della gravidanza: problemi tiroidei, diabete, ipertensione, ansia e stress, gestione del rischio di parto prematuro • Menopausa • Alimentazione • Psicosomatica • Anti aging: prevenzione delle patologie da invecchiamento • Cronobiologia e alterazione dei ritmi circadiani e mensili • Disturbi alimentari: anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione compulsiva • Disturbo da stress post traumatico (anche dopo il parto) • Fitoterapia (per approfondire leggi il mio curriculum completo)

venerdì 17 dicembre 2021

Gesù e Giovanni protagonisti già nel grembo materno. Duemila anni dopo sappiamo che questo è scientificamente giusto

Maria va da Elisabetta e questa le dice: "...Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo..." (Vangelo di Luca). - Giotto, La Visitazione, Cappella degli Scrovegni, particolare

Nella storia e nella mitologia quando si parla di eroi si racconta di nascite miracolose e spettacolari , condite di episodi premonitori, ma di Gesù il Vangelo narra di una nascita nella nullità, insiste sulla povertà. E chi può essere presente?  Solo due animali simbolici: l’asino (l’obbedienza capace di ascolto) e il bue (la forza messa a servizio di un lavoro buono). E poi oltre alla madre, Maria, san Giuseppe nel suo ruolo di padre, cioè di protettore garante della vita e dell’iscrizione in una linea di genealogia che se non è biologica è putativa-simbolica (la genealogia di Davide). E compaiono dei pastori capaci di ascoltare le stelle, di guardare il cielo nelle lunghe notti all'aperto, loro che erano gli ultimi nella scala sociale.

Ma c’è un’altra particolarità nel Vangelo, nel cristianesimo, quindi: si comincia a parlare di Gesù prima della nascita. Gesù comincia a esistere (come protagonista, si può dire) nel mondo dal concepimento,  ha una vita nel mondo incarnato già prima di nascere, come embrione e come feto, e questo è una grande novità. Una prima assoluta.  

E se questo valore dato alla vita fetale non fosse chiaro basta leggere là dove, nel corso della visita di Maria a sua cugina Elisabetta,  nel Vangelo si dice che il piccolo Giovanni, feto nel grembo  di Elisabetta, sussultò di gioia.  

Il bambino nella pancia della mamma riconosce e gioisce e sussulta di gioia all’incontro con Gesù che è anche lui ancora in utero. 

Incredibile! Duemila anni fa si riconosce che il feto è capace di emozioni, percezioni e di rispondere ad esse!

E ce ne sono voluti altri duemila di anni perché anche noi arrivassimo a dimostrare scientificamente che il feto, sente ascolta, soffre, prova dolore o paura o gioia. E che risente delle emozioni materne e le fissa nella memoria. Anzi, ne resterà impregnato per tutta la vita.

Una  prova convincente, in tale senso, è arrivata con gli studi sui bambini  nati da madri che hanno vissuto il crollo delle Torri gemelle di New York e il conseguente trauma, dovuto allo spavento per un evento così terribile.  

Queste donne sono state testate quando erano incinte,  subito dopo il trauma. Sono state analizzate le loro risposte e misurato il loro stress. E poi, quando  hanno partorito, sono stati valutati i bambini: ebbene i piccoli le cui madri erano al terzo trimestre di gravidanza hanno mostrato una modificazione importante  dello loro stato di allerta, proporzionale allo stress registrato dalle madri. Risultano stressati di base sempre più degli altri bambini, ma incapaci di rispondere a uno stress ulteriore quando si presenta. 

Questo tipo di alterazione - già descritta nei sopravvissuti dei campi di sterminio - si mantiene poi per tutta la vita con conseguenza gravi sullo stato di salute.

Di Gesù si comincia a parlare già dal concepimento e non dalla nascita e si dice di  Giovanni , un feto, che sussultò in utero percependo la presenza del cugino nel ventre di Maria, cioè che comprese, provò emozioni, si rallegrò. Forse possiamo riflettere anche su questo.


giovedì 22 aprile 2021

L'endometriosi si può curare. Alcune cose che le donne devono sapere

Foto Pixabay

L’endometriosi si può curare. Questo è un punto fermo per quanto riguarda una patologia colpisce almeno 180 milioni di donne nel mondo. Un numero impressionante. Moltissime donne a causa dei dolori mestruali sono costrette a stare a casa dal lavoro o non riescono ad andare a scuola. Oppure non riescono a concepire. Eppure si può curare.

Personalmente ho seguito talmente tanti casi da aver anche depositato un brevetto in merito.

Ma che cos’è l’endometriosi?

L’endometrio è lo strato interno dell’utero. Uno strato di cellule molto molto specializzate che, secondo gli andamenti degli ordini ricevuti dagli ormoni cresce e si sviluppa, si prepara per accogliere l’embrione e poi, se non c’è un inizio di gravidanza, si sfalda dando luogo a un sanguinamento che noi chiamiamo mestruazione. 

Ora, queste cellule dell’endometrio possono trovarsi anche al di fuori dell’utero. In vari punti all’interno (quasi) sempre dell’addome: sulla tube, ovaie, intestino. Sono cioè cellule normali ma fuori sede, localizzate nel posto sbagliato

Una volta si diceva che queste cellule erano finite "per sbaglio" fuori dell’utero nel corso delle prime mestruazioni. Oggi si sa che sono lì da quando la donna  era feto, ovvero si nasce così, con l’endometriosi, cioè con delle cellule dell’endometrio localizzate anche fuori dell’utero.

La causa? Le sostanze inquinanti? I perturbatori endocrinologici? Le ricerche sono in corso ma è certo che non tutte le donne con cellule endometriosiche svilupperanno la malattia.

Mi spiego meglio

In alcuni casi avere l’endometriosi dà origine  a una serie di sintomi, di cui il primo è il più noto è quello dei dolori al momento delle mestruazioni. Dolori molto forti lancinanti che si ripetono ogni mestruo e che rendono la vita di molte donne impossibile. A volte i dolori compaiono anche all’ovulazione a volte anche durante i rapporti sessuali. 

A questo va aggiunto che quando arriva il momento di cercare i figli queste cellule dell’endometrio fuori dell’endometrio possono addirittura creare problemi di infertilità. E anche ricorrendo a tecniche di fecondazione in vitro, l'essere affetta una endometriosi in stadio avanzato secondo l’associazione mondiale degli ostetrici ginecologi rende i risultati ancora più bassi di quanto previsto. Inoltre le gravidanze nelle donne con endometriosi presentano più complicazioni delle altre. 

Esistono però persone che hanno l’endometriosi ma non hanno nessun problema, nessun disturbo.

Non è non è stato semplice dimostrarlo perché, ovviamente, se una persona sta bene non va dal medico, né va a cercare le cellule endometriosiche all’interno dell’addome. La dimostrazione delle cellule endometriosiche infatti si può fare solo al microscopio e una persona sana, che non è motivata da dolore o da infertilità, non si sottopone di certo a una anestesia generale per farsi guardare dentro la l’addome.

Per questo, dato che anche eticamente è difficile proporre di eseguire una laparoscopia a gente che si presenta sana, i ricercatori hanno chiesto a donne che erano intenzionate a chiudere le tube, come metodo di contraccezione definitiva, legale negli Stati Uniti, se potevano controllare la presenza di cellule endometriosiche, così come  a donne che facevano la laparoscopia per altre ragioni.

Il risultato è stato sorprendente, donne sane che non avevano problemi di infertilità, che anzi chiedevano di chiudere le tube come contraccettivo definitivo  avevano l’endometriosi. Ci si aspettava che fosse una malattia delle donne sterili e la si trova in donne sane! Cosa vuol dire? 

Esisterebbero, quindi, due tipi di endometriosi: una silente innocua presente dalla nascita e una che a un certo punto della vita, dà dolori durante le mestruazioni, crea problemi di infertilità, si allarga e se operata in un punto, si riattiva magari in un altro.

La risposta viene da ulteriori studi: non è l’endometriosi in sé a dare problemi, ma se queste cellule fuori sede vengono attivate, sollecitate da batteri, virus,  sostanze tossiche o altro diventano anomale, proliferano, si estendono dando dolori e interferendo con la fertilità. 

Qui sta la mia scoperta

Se le chirurgia è raccomandata per aumentare il tasso di gravidanze perché asporta i focolai di cellule endometriosiche, spesso le lesioni si riformano. A volte poi non serve operare se le misure delle cisti o delle lesioni lo consentono (è chiaro che oltre un certo volume bisogna operare per forza). Di fatto bisogna curare,  togliere il fattore o i fattori che possono averla attivata e permettere alle cellule endometriosiche di ritornare quiescenti tranquille, insomma "spente"

E questo è possibile! 

Nei prossimi post, su questo blog, vedremo che servono due passaggi: serve identificare il fattore che ha attivato le cellule endometriosiche, eliminarlo e infine spegnere la risposta infiammatoria delle cellule endometriosiche stesse. 

Il risultato? Non più dolori, possibilità di gravidanza...

A volte l’endometriosi non si riattiva mai più, i problemi spariscono e le gravidanze si succedono. A volte può succedere che un nuovo fattore, o un vecchio che ricompare, le attivi di nuovo. Ma allora la cura è possibile di nuovo e la guarigione è totale. 


giovedì 15 aprile 2021

L’occhio del dio Horus. Se il vaccino funziona dipende anche da noi

Vedere un’immagine non è una diagnosi anche se anche se può essere indicativo. Certo, nella storia della medicina il potere dello sguardo è sempre stato riconosciuto costitutivo dello sguardo medico.

Per gli antichi egizi il dio Horus della medicina era rappresentato con un Occhio e questo Occhio è diventato la R che scriviamo in cima a tutte le ricette (anche se può essere la R di recipe,  prendi dal latino, il geroglifico dell’occhio è identico)

Uno sguardo che permetteva di fare le diagnosi 

Anticamente lo sguardo si posava sulla superficie del corpo il colore della pelle la sclera degli occhi i pomelli rossi poi si è cominciato a guardare dentro il corpo, e stato necessario cominciare a aprire i cadaveri e cercare la corrispondenza dei sintomi esterni con una lesione interna ben visibile.

 Cosi è "nata" la polmonite per esempio, quando ai sintomi febbre tosse difficoltà a respirare sudorazione si è trovata una immagine precisa nel polmone non si leggeva più sul corpo esterno: le lesioni che si confermavano all’apertura dei cadaveri. 

Siamo nell’ottocento: l’apertura dei cadaveri permette di confermare quello che poteva essere visto o percepito all’esterno con un quadro che vien chiamato da allora anatomopatologico.

Guardando poi ancora più dentro con microscopio, con la microscopia elettronica si può anche trovare il virus, il batterio, le molecole… le citochine, i TnF i macrofagi, che sono un po’ delle cellule con compito di spazzino.

Mi ricordo che per riconoscerli quando ero giovane apprendista ricercatrice al Mario Negri davo da mangiare ai macrofagi un po’ di particelle di carbone, i macrofagi la mangiavano, spazzavano tutti i detriti  e apparivano al microscopio con tanti puntini neri come se avessero preso una varicella a pois neri. E così potevo riconoscerli.

Ora,  vedere le lesioni non tiene conto però che siamo fatti di tempo oltre che di spazio i cinesi facevano attenzione alla velocità del polso e dei battiti del cuore, il tipo di polso cioè di ampiezze e di frequenze del flusso di sangue , conoscevano ore precise per mettere gli aghi 

Ippocrate chiedeva quando comparivano i sintomi, dava delle ore precise per assumere i farmaci    e persino le stagioni andavano prese in conto l’oscillazione il rapporto tra quelle che vallora enivano chiamati elementi (cn nomi filosofici come aria acqua fuoco, terra …) rinviavano un’idea di corpo come rapporto come armonia e non solo come uno spazio rimisurabile e visibile 

Perché nel polmone si crei quella determinata lesione che chiamiamo polmonite e che vediamo alla radiografia, meglio alla risonanza, meglio al microscopio, quella lesione che vediamo nel cadavere o nelle biopsie, insomma perché nel polmone si crei quella determinata polmonite occorre che nella persona reale si sia prodotto qualcosa nel tempo, un fenomeno nel tempo, una coincidenza di tempi che ha permesso al virus o al batterio o all’ agente tossico di incontrarsi con un sistema immunitario in una certa fase, con delle cellule in una certa fase e cosi  scatenare una risposta coordinata fra tutte le altre cellule, a partire dall’intestino, il famoso microbiota cioè  i batteri che abitano l’intestino e che controllano la risposta immunitaria - agli organi deputati a produrre le cellule che fabbricano una risposta immunitaria milza linfonodi midollo devono tutti aver cooperato alla produzione di una risposta che ha permesso la polmonite

E se vi dicessi che la milza, i linfonodi che producono e organizzano le cellule che ci difendono da virus e batteri sono sotto controllo del sistema nervoso? Che sanno se siamo felici oppure no? E che hanno ritmi in fase con il sonno?

E se vi dicessi che le cellule che ci devono difendere dai batteri e che pattugliano il sangue hanno un ritmo giornaliero, cioè a delle ore sono più attive che in altre?

Un esempio Un esperimento

Il vaccino dell’influenza è stato somministrato a due gruppi di studenti in medicina in perfetta buona salute e di ottimo umore, un gruppo è andato a casa e un gruppo è rimasto in laboratorio ma è stato impedito loro di dormire per tutta la notte poi sono andati a casa immaginiamo che abbiano tranquillamente recuperato il sonno perduto. 

Testati a distanza, il gruppo che aveva potuto dormire la prima notte dopo la somministrazione del vaccino aveva sviluppato come previsto gli anticorpi contro l’influenza cioè il vaccino è risultato utile.

Il secondo gruppo che non ha dormito la notte seguente alla vaccinazione non le ha prodotti il vaccino è stato inutile.


giovedì 21 gennaio 2021

Aiutiamo il sistema immunitario. Cominciamo a vedere come (per battere il Covid-19)

Da Pixabay

La nozione del terreno - Strategia 2

Continua dal post "Dormire fa male al virus del Covid e bene a noi (L'esito della battaglia dipende anche dai nostri comportamenti)"

Il sistema immunitario è legato al cervello. È informato del nostro stato di buonumore, alcuni tipi di globuli bianchi hanno i recettori per le endorfine e sanno esattamente se siamo contenti o no. 

Inoltre ci sono migliaia di messaggeri chimici e almeno 62 cellule diverse coinvolte nel sistema immunitario, ognuna che sente i minimi cambiamenti chimici e (ma in tempi diversi o in diverse localizzazioni) risponde spesso in modo differente allo stesso stimolo. 

Gli organi dove viene fabbricata la risposta immunitaria (milza, midollo osseo e linfonodi) dove crescono le cellule immunitarie e si differenziano, sono innervati cioè controllati dal sistema nervoso  involontario vegetativo, informati dell’ora del giorno e della notte e stimolati o frenati da quelle che chiamiamo la situazioni di stress attraverso anche un ormone da stress che è il cortisolo 

Insomma è veramente un sistema complesso

Vi rinvio a un prossimo post su questo blog ma detto in parole semplici possiamo dire  che la felicità migliora la risposta immunitaria.

Certo,  la felicità di cui si parla non è la felicità magica dell’innamoramento raro o del giorno della vittoria della propria squadra o della laurea, per fortuna ci sono anche questi momenti magici ma la felicità  è più un tono di fondo, di pace diremmo noi, di coerenza tra sé e gli  altri e il mondo.

Immaginate di fare un respiro profondo e di sentirvi in pace con il creato e amati, che non c’è nulla che vi manca (come diceva santa Teresa “Dio mi basta”), oppure pensate a  san Francesco quando parlava di perfetta letizia che comprendeva la sofferenza ma non si fermava su di essa ) 

Ecco questo stato migliora le difese immunitarie ed oggi si comincia studiare gli effetti che la meditazione, la preghiera e il canto corale religioso producono persino sul sistema immunitario.

C’è poi un modo semplice a disposizione di tutti: il movimento, fare sport, correre, saltare innalza il livello delle endorfine e ci rende meno vulnerabili alle infezioni 

Infine c’è la nutrizione. “Siamo ciò che mangiamo”, dicevano gli antichi, ma cosa mangiare? Su un prossimo blog parleremo dei cibi raccomandati, ma anticipiamo che alcune vitamine sono essenziali, al punto che vengono raccomandate come la vitamina C e la vitamina D.

Poi resta il fatto che quel che mangiamo dipende dall’ora e non ha lo stesso effetto in momenti diversi

E non dimentichiamo che quello che mangiamo viene gestito e preselezionato e reso inusabile, o al contrario messo in situazione da poter essere subito assimilato dal microbiota intestinale, cioè dai miliardi di esseri che abitano il nostro intestino, che decidono cosa vogliamo mangiare e persino del nostro umore. Non si tratta di ingurgitare scatole di fermenti lattici non ben identificati per salvare la situazione, ma occorre un lavoro di squadra tra il cibo fornito al momento giusto e i nostri commensali intestinali.

Nell’alimentazione la cosa peggiore sono i dolci ma chi di noi in un periodo di ansia (indotta dalla situazione di paura per le infezioni paura per i propri cari, tensioni, paura della situazione economica, paura per il lavoro…) non indulge a un cioccolatino, un bignè alla crema, una torta fatta in casa? Mai come durante il lockdown i dolci sono stati importanti… e poi, una sigaretta diventa difficile negarsela.

Insomma possiamo riprenderci in mano la nostra salute almeno in parte certo ma questa piccola parte rappresenta moltissimo in termini di salute. 

Di questo i media parlano poco. Sembra che ci sia anche un programma di smantellamento delle nostre idee: non fare sport e non andare in montagna anche solo camminare nei boschi. Non ho ancor sentito una raccomandazione in questo senso, ma ho sentito tanto: non uscite di casa, non potete spostarvi. Ma se vivete in appartamento a Milano come fate a fare camminate senza spostarvi?

La sera bisognerebbe stare senza tv, smartphone,  computer. Invece il coprifuoco costringe la gente a stare la sera in solitudine o con i familiari davanti a tv, computer, tablet, smartphone. Non ho sentito nessuno dire uscite a passeggiare sotto le stelle (“uscite la sera a contemplar le stelle”). Ammesso che le luci e lo smog urbano vi permettano di vederle. Mentre abbiamo sentito: non uscite dopo una certa ora!


giovedì 10 dicembre 2020

Il sonno batte il Covid. Aiutiamo la melatonina a fare il suo lavoro, passando (la sera) meno tempo davanti a smartphone e pc

Passare le sere e le notti davanti al pc o allo smartphone è SBAGLIATO (Pixabay)

Riprendiamo quanto scritto nell'ultimo post (questo il link) in relazione all'importanza del sonno, anche contro il Covid. E approfondiamo alcuni concetti relativi alla melatonina

Corollario al sonno

C’è un ormone che è prodotto di notte e agisce come antiossidante antinvecchiamento, modula il sistema immunitario e il sonno , e fa tante altre cose… di fatto: sincronizza tutte le cellule sul messaggio notte, buio, riposo. E inoltre fa recuperare i fusi orari e ci trasferisce i campi magnetici, cioè ci dice che è notte ma anche che è inverno o anche che sono presenti campi magnetici (come quelli legati all’attività solare) come fa il nostro corpo ad averne cognizione? Grazie alla melatonina. Un ormone davvero importante per la nostra salute.
 
E l’ormone prodotto dalla epifisi, la famosa pineale che per Cartesio era la sede della anima. Ora la produzione di melatonina è stimolata dal buio e soppressa dalla luce

La luce passa attraverso degli specialissimi cristalli che abbiamo nell’occhio (anche i ciechi li hanno) e arriva al cervello, arriva al direttore d’orchestra dei ritmi (che si trova sopra il chiasma ottico ) che ne informa la pineale.

La luce come sapete presenta vari colori, può essere scomposta in varie bande di frequenza che nello spettro visibile, vanno dal rosso al violetto. Pensate all’arcobaleno: ora la frequenza che azzera maggiormente la melatonina è il blu. In un mondo in sintonia con i ritmi della luce naturale, il blu del cielo all’alba frena la produzione di melatonina mentre il rosso del tramonto la stimola.

Ma ai nostri giorni è davvero un disastro, non solo siamo alzati e attivi anche quando fuori è buio e mangiamo che è già buio, magari da ore, ma oltre alla luce elettrica anche di notte ci sono i computer, i tablet e gli smartphone: sono retroilluminati di blu! Questo è grave, perché i nostri cristalli oculari vengono stimolati dalla luce blu che frena la melatonina ogni volta che li usiamo.

Per fare un confronto potremmo pensare a un interruttore per accende il gas, con due pulsanti: uno accende e uno spegne. Nel caso della melatonina il rosso del tramonto accende, il blu dell’alba frena. Ma se accendiamo il pulsante della luce specie blu di notte, cioè quando dovremmo dormire e la melatonina dovrebbe essere al massimo ecco il disastro! Si può arrivare fino a favorire insorgenza di tumori o, ad esempio, steatosi epatica (cose già dimostrate ampiamente) oltre che favorire l’infezione da Covid per l’indebolimento delle difese immunitarie.

Infatti, meglio ripeterlo, se guardiamo la tv, il tablet, il computer, lo smartphone la sera o la notte, la produzione di melatonina viene bloccata, il ritmo della melatonina si è modificato, la sua produzione è minore. Insomma non è più in armonia con il ritmo del giorno e della notte presente in modo autonomo in ogni cellula (è genetico).

Ricordiamo che il messaggio della melatonina arriverà al pancreas (che ha recettori), al cuore (che ha recettori), alle arterie (che hanno recettori). La melatonina è anche l’unico ormone che passa la placenta intatto e arriva al feto. Ma se va fuori fase? Si capiscono le conseguenze negative.

E in questo momento segnato dal coprifuoco legato alla pandemia Covid le persone sono obbligate la sera a restate a casa, soli o con i familiari, molto spesso davanti alla televisione o con il computer e smartphone. Non ho sentito nessuno invitare a uscire la sera “a contemplar le stelle” (ammesso che lo smog vi permetta di vederle, a milano è impossibile o quasi). Invece c’è il coprifuoco, appunto. A Milano come a Parigi.

sabato 5 dicembre 2020

Dormire fa male al virus del Covid e bene a noi (L'esito della battaglia dipende anche dai nostri comportamenti)

Il sonno è necessario alle difese immunitarie (Pixabay)

La nozione del terreno - Strategia 1

In tutta la medicina un concetto è chiaro: la risposta di fronte alle aggressioni psichiche, fisiche, tossiche, batteriche, virali… dipende dall’aggressore ma anche dal soggetto

L’idea di terreno, costituzione, genetica ma anche capacità di far fronte a un problema esterno dipende dalla persona stessa oltre che dall’aggressore e a sua volta la persona risponderà in funzione della sua storia pregressa, dei suoi ricordi, delle sue aspettative, delle sue risorse… 

Vale l’esempio che è ben  noto: se si tratta di un orso o un leone che mi aggredisce, la mia risposta dipende da moltissimi fattori, per esempio se vivo in Africa, se ne ho già incontrati, se  posso far appello a delle strategie di successo già usate…

Se  per esempio fin da piccolo sono cresciuto  con un leone e sono abituato alla sua presenza è chiaro che la mia risposta sarà ben diversa da chi lo incontro la prima volta in carne e ossa.  Se sono preparato e mi aspetto l’incontro (per esempio sono in una zona abitata da leoni, ho già incontrato questo pericolo o semplicemente sto andando a caccia di leoni), la mia risposta sarà molto diversa a una situazione nella quale non mi aspetto l’incontro: sono nel mio confortevole appartamento di casa,  non ne ho mai visti prima da vicino e lo vedo comparire vivo dalla porta! L’effetto choc può arrivare al punto da paralizzare completamente persino la mia capacità di pensare! “Freeze” dicono in inglese, mi congelo sul posto, che è ancora peggio di fuggire o attaccare cercando di difendermi  

Al contrario, se sono al corrente del pericolo posso attrezzarmi a rispondere, posso comportarmi e vestirmi in modo adeguato. E ancora posso allenarmi ad avere più forza fisica, più capacità di reagire e combattere. 

Insomma che il leone abbia la meglio su di me, dipende anche da me 

Allarghiamo l’immagine e pensiamo all’attacco di un virus, la sua capacità di mettermi ko dipenderà dal mio stato oltre che dalla sua forza. 

E questo è stato dimostrato da tutti i dati, anche riguardo all’infezione da Covid: i più colpiti sono stati gli anziani con età superiore agli 80 e con più patologie concomitanti, perché sono i  più vulnerabili. Cioè dipende anche dal soggetto 

Allora mi chiedo perché non vengono fatte campagne di informazione per aumentare le difese o meglio, detto in modo più scientifico, per renderci meno vulnerabili alle infezioni?

Una premessa è  però essenziale:  la salute è un tutto armonico e non si potrà mai pensare che una qualche pillolina miracolo ci renda inattaccabili. La salute è l’insieme armonico di migliaia di funzioni.

Cominciamo con la prima questione nel caso di un agente infettivo, il corpo dispone di un sistema di riconoscimento e di eliminazione dei virus ma ci sono delle regole semplici che vale la pena ricordare.

La risposta immunitaria la fabbrichiamo di notte durante il sonno (l’inverso per il topo che è animale notturno) 

Nei prossimi post sul blog cercheremo di sviluppare questa idea e dare delle soluzioni pratiche, ma è chiaro  che il sistema immunitario è legato al sonno.

Secondo un’indagine condivisa dal National Health Service (NHS) britannico, meno di 4-5 ore di sonno per notte aumentano di 4-5 volte la possibilità di contrarre anche un semplice raffreddore, rispetto ai soggetti con un sonno notturno di circa 7 ore.

Stesse notizie dall’University of California San Francisco: la dottoressa Olivia Arezzolo ha infatti affermato che almeno 7 ore di riposo sono indispensabili in questo scenario di emergenza sanitaria. “Le prove sostengono che la mancanza di sonno compromette l’immunità: gli studi evidenziano una riduzione del 70% delle cellule immunitarie naturali, dopo sole 4-5 ore di sonno”.

Dobbiamo dormire! A volte non si dorme  perché ci sono preoccupazioni, malattie o altro (è in preparazione una newsletter sul  sonno), ma ricordiamo che guardare la sera la tv, lo smartphone o il tablet  fino a tardi  riduce la produzione di melatonina  che è un messaggero importantissimo, che informa tutto il corpo che è buio e che si può riposare. 

La melatonina è uno dei maggiori sincronizzatori del corpo umano ma è anche  una dei maggiori antiossidanti  e  anti invecchiamento (persino l’intestino o il pancreas hanno recettori per la melatonina), ma se  attraverso il sistema di retroilluminazione ci arriva della luce (specie della frequenza d’onda del blu) la melatonina viene ridotta, azzerata. Se è giorno va bene ma se è notte , quando la melatonina deve aumentare e informare tutto il corpo del buio , del riposo e del sonno è un grave problema di salute Insomma  difficilmente riuscirò  a difendermi dai virus  se il sonno vien modificato.

Quindi, va ribadito: dobbiamo dormire di notte

(continua)


giovedì 8 ottobre 2020

Senza il sorriso. Che ne sarà di tutti? E dei bambini privati del sorriso?

Da Pixabay

Privati del sorriso. Che ne sarà di tutti noi privati del sorriso? E dei bambini privati del sorriso?

L’uso delle mascherine ritorna a essere obbligatorio e non sta a me metterlo in discussione, ma può essere l’occasione per una riflessione: quali sono le conseguenze a livello psicologico di non vedere il volto degli altri, cosa induce il non vedere gli altri in faccia? E perdere di vista i sorrisi?

Nella specie umana il volto, in particolare la bocca, ci indicano le emozioni di chi ci troviamo di fronte e di conseguenza ci permettono di indovinare le intenzioni e gli atteggiamenti degli altri.

Il volto deve essere visto di fronte (di profilo non funziona). Bisogna vedere bene la bocca, se ha le labbra in su, in un sorriso, o aperte in una sorpresa o in una risata oppure chiuse in una linea di contenimento , o addirittura in giù (disprezzo, disgusto)

Questa capacità di riconoscere il volto umano è innata. A dire la verità siamo addirittura programmati per riconoscere il sorriso (o no). Il neonato a minuto zero è già capace di farlo, è programmato per questo. Come gli anatroccoli sono programmati per seguire mamma papera, il neonato umano riconosce il volto e il sorriso, se presentato alla distanza di circa 30 cm e di fronte (non di profilo) e capisce se sorride se gli è amico-materno o nemico-estraneo.

Vedere il volto intero ci permette di riconoscere le emozioni degli altri e nello stesso tempo le loro intenzioni: positive, favorevoli, tristi, nemiche, sofferenti, contenti o contrarie. Questo ci permette di organizzare le nostre reazioni e di capire gli altri , di condividere empaticamente o reagire ad esse: insomma di essere sociali.

Sembra che il linguaggio delle emozioni sia universale in tutte le culture. È stato infatti dimostrato, mostrando immagini di volti che esprimono diverse emozioni, rabbia disgusto amicizia sorpresa gioia… che esse vengono riconosciute in qualunque cultura con una concordanza straordinaria. Ma bisogna che ci sia il volto.

Privati del sorriso?

Che possiamo fare se la nostra innata reazione di fronte al volto che ci permette di entrare in relazione? Senza il sorriso, diventiamo a tutti estranei e tutti diffidenti. L’altro è mascherato e perciò diffidiamo.

E al volto senza espressione fa eco il distanziamento sociale (cosa diversa dal distanziamento fisico), quali ne saranno le conseguenze?

Da Pixabay